Il live set si apre con un loop vocale creato estemporaneamente: a volte è un frammento, altre l’intero canto d’opera, attraversato dalla traccia elettronica. I BPM sono inizialmente bassi, quasi meditativi: si entra nella dimensione concettuale del progetto, fatta di stratificazioni vocali e di speech che non interrompono la musica, ma la abitano. Una volta dentro, il suono cambia postura. Si prende confidenza con la socialità che la musica genera: emergono colori millennial, suggestioni nipponiche, immaginari anime. Poi si approda alla terza parte, più fisica e ballabile: i BPM salgono, l’energia cresce, e il legame con il pubblico si intensifica fino a farsi corpo collettivo. Ogni traccia è costruita come una scatola cinese, una matrioska emotiva. In Naruto risuona la voce del ninja Gaara (ndr prima violento, dopo l’incontro con Naruto diventa buono, proteggendo gli altri): «Non voglio vedere una donna morire davanti ai miei occhi», metafora, per l’oggi, della possibilità di un cambiamento del maschile in una società misogina; in I limoni emerge la voce di Davide Carpino, amico e presidente dell’associazione La Strana Famiglia, che affronta con determinazione il tema della pena e della compassione in un corpo non-abile: «non farò la fine di Fantozzi». Ancora in Tu si ciucc (in barese, stupido) la voce della comica Maura Bloom — «guardarsi e odiarsi» — riflette sugli standard estetici imposti al femminile; in Il Trimono, con goliardia consapevole, il pubblico è invitato a registrare la propria voce: il veneto e il pugliese cantano insieme il non-sense verbale «trimono» (sullo stampo del barese trmon, idiota), gesto simbolico di vicinanza e superamento dell’antimeridionalismo. Pur attraversando temi definiti oggi, spesso banalizzando, “woke” — inclusione, tolleranza, politically correct — il cuore del progetto è l’abbattimento del classismo e delle gerarchie di genere: la musica, nel suo farsi sempre più intensa, esorcizza e scioglie le differenze. Forte è l’influenza della dance degli anni 2000-2010, colonne sonora dell’adolescenza, accanto a una passione autentica per la musica lirica e classica: Luna studia gli spartiti, ricanta l’opera sacra, intreccia melodia e polifonia vocale non per fondere didascalicamente vecchio e nuovo, ma per unire ciò che la anima davvero. Il filo rosso dell’intero dj set è l’empowerment femminile: voci di donne — di età, provenienza ed estrazione diversa — si intrecciano in un coro plurale, un inno alla sorellanza e alla forza dell’energia femminile che si riconosce, si unisce e si sostiene, in un mondo violento. L’energia che si crea è potente ma libera: si può ascoltare in silenzio o ballare fino allo sfinimento. Le tracce sono dense di citazioni e momenti cult in cui riconoscersi, attraversate da speech che parlano di antimeridionalismo, violenza di genere, razzismo e povertà sociale. È un progetto che attinge dalla realtà e alla realtà, tramite il live dj set, vuole tornare: aggregare, fare comunità e cultura insieme in modo autentico e, in fondo, semplice. Viola Verrecchi
By Luna Silvia Dragonieri